Tre donne italiane

Tre donne italiane

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(San Pietro guarisce Agata, dipinto di Giovanni Lanfranco (allievo di Caravaggio), 1614 ca.)

Di Donna Sue Berry

Da cosa deriva la profonda devozione che gli italiani nutrono da sempre per le sante?

Questa domanda ha dato da fare al mondo anglofono dopo l’epoca dei “Grandi Viaggi”, epoca a cavallo tra i secoli XVIII e XIX in cui molti aristocratici compivano viaggi in Italia. Ammirando la stupenda arte cristiana e i numerosi dipinti che rappresentano sant’Agata, santa Lucia e sant’Agnese, le élites inglesi (le quali provenivano da un contesto caratterizzato dalla religione protestante) giunsero alla conclusione che queste Martiri cristiane, vissute in epoca romana, fossero in realtà personaggi di fantasia, venerati dal volgo cattolico italiano, “ignorante e superstizioso”. Secondo alcuni di questi viaggiatori arrivò ad insinuare perfino che le tre Sante Martiri in origine fossero in origine dee pagane che poi la religione popolare aveva reso delle sante cattoliche.

Questa spettacolare combinazione tra scarsa conoscenza della storia e sciovinismo culturale ha avuto degli effetti molto considerevoli nel lungo periodo. All’infuori dell’Italia Meridionale e della Sicilia, terra in cui le tre sante sono riconoscibili dall’iconografia che le contraddistingue, molti Cattolici al giorno d’oggi non hanno consapevolezza di questi retaggi di spiritualità. Inoltre, di pari passo con l’arrivo del Novus Ordo a cancellare i Canoni, sono sempre di meno i cattolici che conoscono queste tre sante. Un tempo, infatti, era possibile sentire i loro nomi durante la Messa.

In questo articolo Donna Sue Berry, giornalista di REGINA, racconta le storie di queste tre grandi Sante, le quali secoli fa soffrirono e morirono per la Fede che professavano. Con la loro morte esse spianarono la strada per una civiltà Cristiana in Italia. Nonostante il loro ruolo ad oggi sia sminuito e sottovalutato, si può affermare che il coraggio di queste donne nell’affrontare le persecuzioni ha senz’altro influenzato l’attenzione della religiosità italiana verso la dimensione femminile.

Le Donne della Messa
Non molto tempo fa mi è stato chiesto di parlare delle “donne” il cui nome viene menzionato nella Messa Canonica, e sul momento non sono riuscita a rispondere alla domanda. Cos’hanno fatto queste tre donne di tanto speciale per essere menzionate nella parte più mistica della Liturgia? L’unica cosa che sapevo era che i nomi che venivano citati erano sette, tutti appartenenti a santi e martiri. Oltre al fatto che una di questi aveva perso gli occhi.
Malgrado ciò, il mio Messale della Domenica si soffermava soprattutto sui nomi di Agata, Lucia ed Agnese. Chi sono state queste donne? Ho solo immaginato che potessero essere tre ragazzine particolarmente coraggiose.

Agata, torturata per la sua Fede
Sant’Agata è una delle martiri vergini più venerate. È vissuta in epoca paleocristiana, nel 231 circa. Agata veniva da una ricca e nobile famiglia di Catania, in Sicilia, dove era particolarmente nota per la sua rara bellezza. Ad un certo momento, durante la sua giovinezza, decise di consacrare la sua verginità a Dio. A quindici anni, però, rifiutò le proposte peccaminose del senatore romano Quintiano. Infuriato, il senatore decise di vendicarsi della giovane punendola per la sua Fede cristiana. La confinò in un postribolo, costringendola a prostituirsi. Per la giovane sarebbe quindi cominciato un duro periodo di violenze sessuali.

Dopo poco, però, la padrona del lupanare la riconsegnò a Quirino dal momento che Agata aveva un comportamento ribelle. Il senatore minacciò di torturarla se lei non avesse assecondato le sue voglie sessuali, ma tutto fu inutile, ed in seguito lui la gettò in prigione. Qui la ragazza venne sottoposta ad orribili torture, le quali ebbero il loro apice nel momento in cui le vennero amputati i seni. In seguito, però, la santa vergine ricevette una visione di San Pietro che la guarì facendole ricrescere i seni.

Agata subì molte altre torture prima di morire in prigione durante la persecuzione dell’imperatore Decio, nel 251. La sua memoria cade il 05 febbraio, ed è menzionata nel Breviario Romano. Per via delle torture cui venne sottoposta, è stata proclamata patrona dei fonditori di campane (le quali ricordano la forma dei seni che le furono recisi) e dei pasticcieri. Nel giorno della sua festa, infatti, vengono benedette delle pagnotte. Inoltre, sant’Agata è protettrice speciale di coloro che soffrono di cancro al seno. Secondo l’iconografia, sant’Agata è riconoscibile dal piattino su cui sono adagiati i suoi seni recisi.

Il placarsi di un’eruzione dell’Etna un anno dopo la sua morte è stato attribuito alla sua intercessione. Ancora oggi i credenti catanesi continuano a pregare sant’Agata affinché li protegga dal fuoco, e nel giorno della sua festa intraprendono una processione che perdura tutto il giorno. Le sue reliquie sono custodite in una splendida urna nella cattedrale di Catania, oltre che in molte chiese a Palermo. (NdE: Per saperne di più sui motivi storici che spingono i Cattolici ad avere una grande attenzione per le reliquie, clicca QUI).

Lucia, la Santa di Siracusa
Secondo la tradizione santa Lucia nacque a Siracusa, in Sicilia, nel 283. Il suo padre era di origini romane, mentre sua madre, Eutichia, aveva un nome che suggerisce origini greche. Quest’ultima educò la figlia alla religione Cristiana. Sembra inoltre che Lucia fosse stata fortemente influenzata dalla vicenda di sant’Agata, la quale infatti era morta più o meno trentadue anni prima che Lucia nascesse.

Catania, città natale di sant’Agata dove sono custodite le sue reliquie, dista appena cinquanta miglia (80 Km) da Siracusa. Vista la vicinanza tra le due città, la fama di molti miracoli della santa catanese era giunta fino a Siracusa e nel giro di un trentennio molti siracusani avevano cominciato ad intraprendere dei pellegrinaggi verso Catania per chiedere intercessioni o grazie a sant’Agata. (NdE: ancora oggi i siracusani onorano la memoria di Santa Lucia con una solenne processione il 13 dicembre, giorno in cui si festeggia la santa).

Lucia seguì l’esempio di sant’Agata e consacrò la sua verginità a Dio. Tuttavia sua madre, afflitta da emorragie, era preoccupata per il futuro della figlia e così le combinò un matrimonio ad un giovane pagano.

Dopo qualche tempo Eutichia decise di intraprendere un pellegrinaggio a Catania, nella speranza di poter guarire; la sua preghiera a sant’Agata andò a buon frutto e come riconoscenza, Lucia distribuì gran parte delle ricchezze di famiglia ai poveri.

La generosità di Lucia sconvolse il giovane pagano cui era stata promessa in moglie, il quale ambiva alla sua dote e non era contento che questa venisse elargita ai bisognosi. Per questo, lui la denunciò a Pascasio, governatore della Sicilia. Era il 303 ed era in corso la tremenda persecuzione di Diocleziano. Lucia venne condannata a subire la stessa pena inflitta a sant’Agata: la prostituzione forzata.

Tuttavia, per volere di Dio, i soldati incaricati di portare Lucia al postribolo si accorsero che era impossibile spostare la ragazza dal punto in cui si trovava. Di fatto, essi non riuscivano a trascinarla via in nessun modo. Si tentò quindi di bruciarla viva, ma l’olio bollente e la pece non la scottarono perché la sua Fede era tale che Dio non permise la sua sofferenza.

Accorgendosi che le torture non avevano effetto, il governatore ordinò ai soldati di cavare gli occhi a Lucia. Ancora una volta la donna si dimostrò risoluta e rifiutò di abiurare la propria Fede. Come ultima cosa, Lucia venne uccisa con un colpo di spada. La sua morte segnò la sua vittoria e l’inizio della sua vita eterna.
Lucia cominciò a fare miracoli quasi subito dopo la sua morte. Nel momento in cui la sua salma venne portata al cimitero per essere sepolta al mausoleo di famiglia, gli uomini incaricati della traslazione si accorsero che gli occhi della santa erano di nuovo al loro posto.

La festa di santa Lucia cade il 13 dicembre. La santa viene spesso rappresentata con in mano un piatto sopra il quale è visibile un paio di occhi. Il nome “Lucia” significa “luce” e in particolare nel Medioevo questa santa veniva invocata affinché proteggesse le persone con problemi alla vista. Perfino il Sommo Poeta Dante pregò Santa Lucia affinché lo guarisse da una malattia agli occhi, e in segno di riconoscenza nella sua Divina Commedia le riservò uno dei posti più importanti in Paradiso. Nell’opera, infatti, santa Lucia risiede a fianco di san Giovanni Battista.

La dodicenne Agnese
Sant’Agnese è una delle sante più amate per via della sua giovane età. Al momento del suo martirio aveva infatti solo dodici anni. Per questo era oggetto di un forte culto in epoca paleocristiana, e nel corso dei secoli il suo nome evocava purezza giovanile.

Sin dalla fine del quarto secolo i Padri della Chiesa e i poeti cristiani menzionavano le sue gesta ed esaltavano la sua verginità e la forza con cui riuscì a sopportare le torture. Il suo martirio viene elogiato da Sant’Ambrogio, papa Damaso, Aurelio Prudenzio Clemente e molti altri poeti romani di fede cristiana.

Agnese era una ragazzina molto bella che proveniva da una ricca famiglia romana. Come sant’Agata e santa Lucia, anche lei consacrò la sua verginità. Era il periodo della persecuzione di Diocleziano, e nel momento in cui l’imperatore promulgò il suo editto contro i cristiani, la giovane dichiarò il suo essere cristiana.

Pure Agnese venne condannata alla prostituzione forzata, ma la sua innocenza venne miracolosamente preservata. Il prefetto Sempronio la fece portare attraverso le strade fino a un bordello. Secondo alcune versioni, le guardie denudarono Agnese prima di portarla al bordello. Nel mentre, la giovane continuava a pregare al punto che i suoi capelli cominciarono a crescere di lunghezza e volume di modo da coprirle il corpo così che nessuno potesse vederla nuda. Un giovane che la guardava con morbosità perse immediatamente la vista.

Mentre il tormento, il figlio di un ufficiale romano si avvicinò alla giovane per violentarla, ma cadde immediatamente a terra, morto. Subito dopo la vergine si mise a pregare Dio affinché lo facesse resuscitare; la sua preghiera venne ascoltata e il ragazzo tornò in vita.

In seguito Agnese annunciò ai presenti che c’era solo “Un Dio! E si tratta del Dio Cristiano!”. La folla cominciò ad esaltarsi, al punto che centosessanta persone dichiararono la propria fede, vennero battezzati e in seguito martirizzati.

A questo punto Agnese venne condannata al rogo, ma la pira cui avrebbe dovuto essere appiccato il fuoco non si infiammò in nessun modo. Agnese venne decapitata da un soldato. Il corpo della vergine martire venne seppellito in un sepolcro in via Nomentana. Negli anni successivi intorno alla tomba della ragazzina sorse una catacomba che porta il suo nome.

Tempo dopo, durante il regno di Costantino, sulla sua tomba venne eretta la basilica di Sant’Agnese fuori le mura. Su di essa, una lapide che risale al quarto secolo riporta uno stupendo bassorilievo che ritrae la santa. Alcune delle sue reliquie si trovano ancora nella basilica, mentre il suo cranio è conservato in una cappella nella chiesa di Sant’Agnese in Agone.

Sant’Agnese è la patrona delle ragazzine ed in genere viene rappresentata con un agnello, a simboleggiare la sua innocenza e la sua purezza. La sua festa cade il 21 gennaio. In questa data a Roma viene recitata una Messa al termine della quale vengono benedetti due agnelli. Dal vello di questi agnelli verranno poi realizzati i palli che il Papa apporrà ai nuovi arcivescovi metropoliti.

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