FORZA, VIRGINIA! NON FARLI ASPETTARE (LE RAGAZZE CATTOLICHE COMINCIANO TARDI)

FORZA, VIRGINIA! NON FARLI ASPETTARE (LE RAGAZZE CATTOLICHE COMINCIANO TARDI)

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Di Kelly Thomas

Quando gli uomini mi sentono dire che ho intenzione di restare vergine fino al matrimonio, in genere possono avere due diverse reazioni:

(a) Scappano via, gridando (b) Si limitano ad annuire, rassicurandomi che loro rispettano la mia scelta, mentre con il linguaggio non verbale sembrano voler dire “accetto la sfida”.

In genere la prima reazione è quella più comune. In effetti, quando si è diffusa la voce che io non ho rapporti occasionali, molti ragazzi hanno cominciato ad evitarmi. Sono così diventata rapidamente “quella da non prendere in considerazione per gli appuntamenti”, cioè una specie di paria. Quando il fratello minore del mio fidanzato scoprì che ci vedevamo, diede voce ai pensieri di tutti gli uomini della città:   “Aspetta. Ti vedi con Kelly Thomas? Spero tu sappia che non te la darà mai.”

Le persone che hanno il secondo tipo di reazione sono molto curiose: la vedono come una sfida. Il loro punto di vista è riassumibile con la canzone di Billy Joel “Only the Good Die Young” (NdT: “Le persone buone muoiono giovani”). Secondo queste persone, io sono la personificazione della ragazza descritta nella canzone, e come tale sono inconsapevole di cosa mi stia perdendo. Scegliendo di aderire alla religione cattolica e ai suoi dettami, penserei di restare pura e casta ma in realtà sarei solo repressa dal punto di vista sessuale.

Loro pensano quindi di avere l’obbligo morale di aprirmi gli occhi e farmi capire come stanno le cose.

Potrete immaginare facilmente che i ragazzi che si comportano così in genere sono molto sicuri di sé. Non sono abituati a farsi dire di no da una ragazza, e sono sicuri che basti utilizzare la giusta combinazione di parole, unita a una certa dose di fascino e di sorrisi per farmi cambiare idea. Peccato che si sbaglino, e di grosso.

Cercano di risolvere il rompicapo della mia castità

A dire la verità, pure io sono fin troppo sicura di me stessa, per cui pure a me capita di convincermi di poter cambiare i ragazzi intorno a me. Ovviamente, il risultato è quello che prevedeva mia madre, quando mi diceva che ormai per i ragazzi rappresento l’ultima spiaggia, quella cui si rivolgono i ragazzi respinti dalle altre, nella speranza che io cambi idea.

In particolare, posso raccontare di quella volta in cui un ragazzo particolarmente sfacciato pensò di puntare sulla mia vanità, inviandomi messaggi in cui mi spiegava come sarebbe stato “onorato” di avermi al suo fianco e subito dopo mi diceva che se avessi cambiato idea “mi avrebbe sostenuto”. Queste ultime parole mi ferirono profondamente: erano molto lontane dalle avances dei libri di Jane Austen che io sognerei di ricevere. Per cui lo ignorai.

Talvolta i ragazzi sono pure onesti. Uno di loro mi disse:   “Sei consapevole del fatto che nessun ragazzo possa sostenere la tua scelta?”   Devo riconoscergli il fatto di aver giocato a carte scoperte, ma il suo merito è tutto qui.

Altri ragazzi hanno le idee alquanto confuse circa quello che può piacere a una ragazza. È il caso di quel ragazzo che, nel corso di un appuntamento, mi rassicurò dicendomi che “non farò mai niente che una ragazza non voglia che faccia.”  Evidente pensava che sarei rimasta positivamente colpita dalla sua riluttanza a manifestare comportamenti aggressivi per chiedermi un rapporto sessuale. Si sbagliava.

Nella classifica delle espressioni più creative, il primo posto va al ragazzo che mi disse, candidamente:   “Guarda che ti farebbe un gran bene fare del sesso” per poi aggiungere   “Ovviamente non intendo dire con me. Però considera che a te farebbe un gran bene.”   Accorgendosi che questa strategia non funzionava affatto, cambiò del tutto atteggiamento e mi informò freddamente che “avevo la mente chiusa” e che per lui era “un vero peccato” che mi “chiudessi in me stessa”.

“Voglio stare con te”

Quelli di cui ho parlato erano i cavalieri con la missione di liberarmi dalla mia prigione religiosa. Non credo ci sia bisogno di dire che nessuno dei loro giri di

parole funzionava con me, mentre in compenso la semplice frase “Voglio stare con te” risultava oltremodo accattivante. Penso fosse così perché queste parole trasmettono semplicemente il nostro desiderio intrinseco di essere riconosciuti come esseri unici, e quindi amati proprio per questo nostro essere unici. Mi capita molto spesso di vedere i miei amici che hanno il mio stesso desiderio.

Nel corso del mio primo anno all’Università di Georgetown una mia amica ebbe un colpo di fulmine con un ragazzo e, nel giro di poche settimane, ci andò a letto insieme. Meno di un mese dopo, lui le spiegò che stava tornando a stare con la sua ex. La mia amica era così devastata che era dolorosissimo vederla soffrire, soprattutto perché aveva investito tanto in una relazione con cui non valeva la pena perdere tempo. Tuttavia, lui le aveva detto che la trovava bellissima e speciale, e questo era ciò che lei voleva sentirsi dire.

Un anno dopo, la mia amica si trovò nella stessa situazione con un altro ragazzo. Dalla mia stanza sentivo i suoi singhiozzi: lui le aveva detto che la voleva, ma poi l’aveva lasciata da parte quando aveva improvvisamente cambiato idea. Come se non bastasse, lei non riusciva a spiegare quanto soffrisse perché per farlo avrebbe dovuto ammettere di aver avuto rapporti sessuali occasionali, e di come questi non fossero il paradiso descritto dalle femministe. E il ciclo continuò.

Rifiutando ragazzi carini

Perché rifiuto questi ragazzi? In primo luogo, lo faccio perché sono cattolica, e come tale credo che il sesso debba restare circoscritto al Sacramento del Matrimonio. Inoltre, li rifiuto anche perché sono più che consapevole che per loro rappresenterei una palla al piede. Ho visto i miei amici distrutti nel momento in cui le loro relazioni amorose finivano, e vedendoli soffrire così, ho pensato che non vorrei soffrire come loro.

Inoltre, so che quei ragazzi, al di là della discutibile idea che hanno del “divertimento”, sono spesso molto migliori di quanto pensino. Troppi uomini, in particolar modo quelli che frequentano l’università, sono convinti che il loro valore sia dato dal numero delle ragazze che riescono a portarsi a letto. 

I ragazzi che hanno provato ad avere rapporti sessuali con me in genere non erano ragazzi cattivi. Alcuni di essi avevano delle lacune nella loro integrità morale, ma in genere erano ragazzi che semplicemente non riuscivano a capire che valevano molto di più di quanto stavano offrendo a me. Certo, non piangevano come le ragazze che abbandonavano addormentate nel letto, ma non per questo la loro situazione era meno tragica. Erano ragazzi perduti.

Considero divertenti i loro tentativi di farmi cambiare idea, a cui in genere rispondo ridendo o alzando gli occhi al cielo. Ogni volta non posso fare a meno di constatare che loro non vogliono me senza il sesso. Evidentemente io da sola a loro non basto.

Grazie a Dio, la Fede mi ha sempre tenuto sulla retta via, di pari passo con duemila anni di tradizione che mi hanno permesso di capire non solo che io “sono abbastanza” ma che merito molto di più di quello che questi poveri ragazzi possono darmi.

Per questo motivo, mi trovo colpita nell’orgoglio quando tutta la mia vanità svanisce nel nulla. Provo un certo dispiacere per loro, e per la loro impossibilità di realizzare di essere stati creati per uno scopo ben più nobile rispetto alla promiscuità sessuale che loro si vantano di aver conquistato.

Alzo gli occhi al cielo, ma allo stesso tempo prego per loro e per le ragazze che non riescono a dire loro di no. Inoltre prego anche per quanti soffrono per le delusioni amorose causate dalle loro “libere scelte”.

Kelly Thomas si è laureata nel 2015 presso l’Università di Georgetown. Attualmente è Ricercatrice presso il King’s College London e si occupa in particolare di Storia Militare. Ha 23 anni.

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